Concetta Lombardo nasce a Stalettì (CZ) il 7 luglio 1924. Orfana a sette mesi di padre, cresce con la sorella Angelina sotto la saggia guida della madre Giovanna. E’ una ragazza seria, nelle parole e nei comportamenti, lavoratrice dei campi e sarta, catechista e terziaria francescana. Viene uccisa a 24 anni il 22 agosto 1948 per avere rifiutato di convivere con una persona già sposata e padre. E’ avviata la causa di beatificazione per il martirio.
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mercoledì 12 dicembre 2012
martedì 25 settembre 2012
12. LE TAPPE DELLA SANTITA' DOPO LA MORTE
di Luigi Mariano Guzzo
Concetta morì in
profumo di santità il 22 agosto 1948. Per tre giorni il corpo senza vita rimase
sotto il sole tra i poderi di Stalettì per tutti gli accertamenti del caso. I
funerali, dopo l’autorizzazione delle autorità competenti per la
tumulazione, coinvolsero l’intero paese. Furono esequie imponenti.
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| La prima tomba |
Per qualche mese il
corpo di Concetta fu collocato in un sepolcro provvisorio. Poi, nel 1949 la
salma fu composta in un grande monumento marmoreo preparato dalla mamma e dalla
sorella con la scritta sulla lapide:
“A
Concettina Lombardo/
morta tragicamente/
perché non fosse macchiato/
il fiore
purissimo/
della sua giovinezza/
la madre e la sorella/
posero”.
Per anni la pietà
popolare coltivò la devozione a questa umile contadina di Stalettì martire per
preservare il candore della sua età. Si rincorse pure qualche voce su alcuni
miracoli, visioni, intercessioni divine.
Ma la svolta si ebbe
nel 1978, a trent’anni dalla sua morte. Il Primo Convegno Ecclesiale della Chiesa di Calabria (Paola, 28 ottobre -
primo novembre 1978) chiese tra le altre
cose di portare alla ribalta l’esistenza di alcuni valori vissuti in positivo
nell’ambiente familiare. Servivano testimoni insomma. E nel dicembre del 1978
Padre Nicola Criniti, francescano conventuale, si ritrovò nel cimitero di
Stalettì - forse per un caso, forse perché egli nativo di un paese vicino aveva
già da giovane avuto sentore della vicenda di Concetta, personalmente penso
“per volontà di Dio” - si ritrovò dinnanzi quel monumento marmoreo. Fu un
flash. Ma scattarono immediatamente le ricerche per raccogliere quanto più
possibile testimonianze e informazioni.
Nel settembre-ottobre
del 1980 il Sinodo sulla Famiglia chiese - per bocca dell’arcivescovo di Tamale
(Ghana), Mons. Peter Poreku Derj - la riscoperta di santi che abbiano incarnato
in maniera eroica gli ideali del matrimonio cristiano. Mons. Giuseppe Agostino,
allora arcivescovo di Santa Severina e vescovo di Crotone, membro della
Commissione della Conferenza Episcopale Italiana per la famiglia, inviò al
Segretario del Sinodo, Mons. Giuseppe Tomko, un profilo su Concetta Lombardo
preparato dall’arciprete di Stalettì Eugenio Marcella (pubblicato in questo
blog: è il 4° post).
Il 5 marzo 1981 nella
sua prima visita pastorale a Stalettì Mons. Antonio Cantisani, nuovo
arcivescovo di Catanzaro e vescovo di Squillace, personalmente ascoltò la
vicenda di Concetta Lombardo dai racconti del parroco Eugenio Marcella e del
sindaco Antonio Mantella. Tant’è che nel piano pastorale 1981-1982 dal titolo
“Nel segno della Comunione” l’arcivescovo Cantisani si impegnò a favorire la
conoscenza di Concetta Lombardo.
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| Copertina del Volume |
Nel mese di marzo del
1983 - in preparazione al Sinodo regionale dei Giovani - la segreteria del Consiglio Pastorale
Diocesano curò il libro “Concetta Lombardo: un segno per i giovani d’oggi”
(Edizioni Dehoniane, Napoli) che è il primo volume della collana “Studi e
Ricerche” dell’Istituto di Scienze Religiose di Catanzaro e di Squillace. Il 16 luglio 1984
intanto il movimento “Regina Apostolorum”, fondato e diretto dall’avvocato
Giuseppe Guerrisi, eresse una grande croce in ferro alta venti metri sul luogo
del martirio di Concetta.
Il 30 gennaio 1990
l’arcivescovo Cantisani presiedette la prima sessione pubblica per l’apertura
della Causa di Canonizzazione della Serva di Dio Concetta Lombardo. Postulatore
fu nominato padre Nicola Criniti. “Ma Concetta Lombardo - riflettè Cantisani in
quell’occasione - ha avuto il martirio? Certo! Concetta Lombardo ha avuto il martirio, suprema prova della carità, e,
perciò stimata dalla Chiesa come dono eccezionale”.
Intanto nel febbraio
dello stesso anno Giuseppino De Roma pubblicò il libro “Concetta Lombardo:
quando l’assurdo diventa realtà” (Edizioni Messaggero Padova).
Dal 6 ottobre 1993 al 3
giugno 1995 la Chiesa di Catanzaro-Squillace celebrò il suo primo Sinodo
diocesano che mise al centro la vocazione universale della santità. Il Sinodo
chiese pure che venisse “divulgata la spiritualità” di “esemplari uomini di Dio”
che con la loro esistenza ed il loro modello di vita hanno arricchito la Chiesa
particolare. Ed il profilo “Un segno per
i giovani d’oggi - Concetta Lombardo (1924 – 1948): ‘Sì’ fino al martirio”
a firma di Ambrogio Sanna e Nicola Criniti, fu inserito nel volume “Santi tra noi” che presentava, come
frutto del Sinodo, saggi biografici di altrettanti testimoni della
chiesa locale.
Il 25 aprile 1996 il
Centro per la Cultura dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace promosse il
convegno “Santità e Cultura. Concetta
Lombardo”. A luglio del 1996, poi, Vincenzo Ursini Editore diede alle
stampe il volume di Salvatore Guerrieri: “Concetta
Lombardo: una santità mediterranea”.
Il 25 ottobre 2000 le
spoglie mortali di Concetta Lombardo dal cimitero furono traslate nella Chiesa
Matrice di Stalettì e collocate proprio di fronte il tabernacolo.
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| Immagine della martire nella cattedrale di Catanzaro |
Nel 2006 Concetta
Lombardo rappresentò la Calabria tra i 16 testimoni scelti per il quarto convegno Ecclesiale Nazionale di Verona (16 – 20 ottobre).
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| La nuova tomba nella chiesa matrice |
L’arcivescovo
metropolita Vincenzo Bertolone il 22 giugno 2012 iniziò una Inchiesta
suppletiva, nominando Padre Pasquale Pitari come suo “Delegato a fare un esame della Causa, studiando la Copia Pubblica e
tutto ciò che è collegato ad essa, al fine di colmare le carenze e potere dare
una esauriente risposta al Dicastero”, che “nei Congressi ordinari del 24 ottobre 2003 e del 3 dicembre 2004
disponeva che, prima di procedere alla pubblicazione del decreto di validità
giuridica della Inchiesta Diocesana sul presunto martirio della Serva di Dio,
occorreva chiedere una Studio approfondito della Causa e del fondamento
teologico del martirio”. Lo studio è stato consegnato alla Congregazione.
Intanto, ancora oggi, a
più di sessant’anni dal martirio, il parroco di Stalettì don Roberto Corapi
ogni 22 del mese organizza momenti di incontro e di riflessione sulla vita e le
virtù di Concetta Lombardo. Ed in più: alcuni registri, collocati sotto la
lapide di Concetta, testimoniano una forte devozione dei fedeli per questa Serva
di Dio, martire per la purezza ed i valori della famiglia.
11. IL MARTIRIO DI CONCETTA
di Luigi Mariano Guzzo
Il 22 agosto del 1948, di domenica, di buon mattino, Concetta con la zia Maria, incinta di otto mesi, e lo zio Giovanni si portarono nel fondo “Sarusi” di Stalettì, a località Copanello, a raccogliere fichidindia. Alle 7 erano già a lavoro.
“Io sono più lunga, li
prendo io i fichidindia; tu tieni il paniere” disse Concetta alla zia Maria. E
poi invitò lo zio a prendere un po’ di legna anche per lei nella casetta
vicina.
Ad un tratto sentirono
un rumore di passi e un contadino che disse: “sunnu docussutta” (sono laggiù).
Comparve il Messina: anche egli era partito di buon’ora da Gasperina dicendo
alla moglie: “Vado a piangere la mia sfortuna sotto la siepe, ma con me deve
piangere anche qualche altra persona”.
“Venitinda” (vienitene), gridò il Messina a Concetta puntandole
contro la rivoltella. E rivolto alla zia Maria: “Adesso andate e mi denunciate?!”.
“Concetta deve venire
con me, altrimenti non me ne vado. Venitinda”,
ribattè nuovamente il Messina. “No”, fu la risposta secca di zia Maria.
Intervenne Concetta:
“E’ un peccato! Non voglio dare questo scorno
alla mamma”.
Un certo Antonio
Camastra, detto Zibibbo, che si trovava nei paraggi, le consigliò di andare:
“Vai figlia, che se no ti ammazza”.
E lei con fermezza
rispose: “Megghiu u moru ca un nci dugnu stu scornu alla mamma e offendu u
Signuri” (Meglio che muoia piuttosto di dare questa vergogna alla mamma e
offendere il Signore).
Poi Concetta da dietro
abbracciò il pancione della zia per paura di essere sparata.
Il Messina si avvicinò e
strattonò la zia. Fece cadere Concetta e su di lei anche la zia. Afferrò la zia, la buttò di lato e sparò su
Concetta che tremava di paura con gli occhi chiusi e la testa tra le braccia. Aveva
soltanto 24 anni e tanti sogni nel cassetto.
L’ingegnere Giovanni Gatti sentì i colpi e piangendo accorse:
“Povera Concettina, angelo di purezza”.
Il Messina, puntandosi
la rivoltella alla tempia, fece partire un colpo . Avrebbe voluto cadere sul
corpo esamine di Concetta. Ma inciampò e scivolò lontano una cinquina di metri.
A una manciata di metri dalle cristalline acque del mar Jonio, si consumò
l’estremo sacrificio di Concetta.
10. CONCETTA LOMBARDO OGGI
di Luigi Mariano Guzzo
La santità di Concetta Lombardo
è incarnata nei calli delle sue mani di sarta e contadina. E’ una santità
feriale, cioè vissuta ogni giorno nelle varie occupazioni quotidiane. Ma Cristo
era il cuore della sua vita; era Lui che plasmava i suoi pensieri, i suoi gesti
e le sue convinzioni più profonde. Concetta
accolse Gesù come “la via, la verità e la vita” (Gv14, 1-6) del suo essere. La
Parola (il Verbo) in lei si fece vita e la sua vita si fece, - e ancora oggi si
fa -, Parola: testimonianza concreta di Cristo, espressione di un amore
crocifisso con Gesù sulla croce, che, però, è risorto e produce frutto, come il
chicco di grano caduto nella terra. “In
verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non
muore, rimane solo; se invece muore, produce
molto frutto” (Gv, 12,24).
Perché fu martire
Concetta? Perché le ragioni di fede
della propria vita furono più importanti della vita stessa.
Una vita senza ragioni, senza
motivi, senza interessi - ed è questo un messaggio per credenti e non credenti
- è una non-vita; magari, semplicemente, un esistere. Ma nulla ha a che vedere
con quella dimensione dell’essere spirituale e trascendente, trainante e
rigenerante, enigmatica ed evolutiva, imperscrutabile ed inaccessibile,
straordinaria e incantevole, al confine tra il mistero e la ragione, che
chiamiamo vita. E allora sull’altare
della purezza e dell’innocenza Concetta ha offerto la propria vita: vittima
sacrificale, in quella calda domenica del 22 agosto 1948, ha celebrato la sua
Pasqua celeste, lei agnello immolato a soli ventiquattro anni, nel fiore della
giovinezza.
I perché dell’uomo sono diversi dai perché di Dio. La storia di Concetta
induce al silenzio e alla contemplazione: è una vicenda intessuta di poche
parole e di gente analfabeta. Concetta non dice niente. Anzi dice tutto: perché
a parlare è la sua esistenza interamente vissuta come dono per gli altri, fino
all’ultimo, per salvare la famiglia del suo uccisore.
Concetta ama la vita ed ha paura della morte.
Non è un’eroina che sfida il destino. Trema nel mentre è aggrappata alla pancia
della zia incinta. Ha il fiato soffocato quando è strattonata dal Messina. E
tutta raggomitolata a terra nel mentre vede la pistola puntata su di lei. Forse
si tappa le orecchie per non sentire il colpo,
anzi i colpi. E’ solo un istante, ma pare non finire mai. Però non si
pente della sua scelta. Il “no” al Messina è un “sì” incondizionato a Dio, alla
verità della sua Parola, alla santità del matrimonio, alla dignità della
persona, all’onore della famiglia.
Il coraggio di Concetta non sta nel morire, ma risiede nello scegliere di morire. E non preferisce la
morte più che la vita, ma sceglie la morte per una coerenza eroica alla vita:
“Meglio morire che dare scorno al Signore e alla mamma”. E’ per questo che Concetta è martire, come lo
sono Maria Goretti (1898 – 1902), Carolina Kozka (1898-1914) o Pierina Morosini
(1931 – 1957). “E’ meglio morire che compiere il peccato”, dice Concetta. Perché,
- lei lo sapeva bene -, la purezza è un dono che non si svende, la castità ha
un senso, l’amore è una cosa seria. E poi il matrimonio. Concetta è martire per
la purezza, ma anche per i valori della famiglia cristianamente intesa. “Hai
moglie e figlia”, ha ripetuto a Vincenzo che la ossessionava senza sosta, al
punto da renderle la vita impossibile. “Il matrimonio è vincolo indissolubile,
santo, intangibile”. “Ciò che Dio congiunge, l’uomo non separi” (Mt19,8). E di
ciò Concetta ne aveva contezza, lei che sognava di farsi una famiglia, che
aveva il corredo pronto nella cassapanca, che fino alla sera prima del martirio
era stata con l’ago a ricamare le lenzuola.
Il martirio di Concetta in uno sperduto lembo
di terra di Calabria è la conclusione degna di una vita santa. Concetta ha reso
speciale ciò che agli occhi del mondo - di questo mondo - può apparire di una
banalità inaudita. E sulla polvere di una esistenza fatta di stenti, di
privazioni, di delusioni Concetta ha saputo scrivere il suo sì. Per lei il
tutto, le gioie come i dolori, non era destino,
ma provvidenza. Già anche la morte
del padre, la delusione di Luigi Posca, la scodella vuota, l’abbandono di
Alfonso Carello, le angherie del Messina per Concetta rientravano in un piano
provvidenziale, che di per sé è salvifico, e che lei viveva nella preghiera,
facendo il suo quotidiano atto di fede sofferta, vivendo la sua quotidiana
notte oscura. Fede, speranza, carità si leggono tutte e nitidamente nella vita
di questa giovane bracciante di Stalettì, nella cui povertà Dio si è rivelato
e, ancora una volta, ha scritto una storia di salvezza. Dio non sceglie
capitali d’impero, troni d’oro, dinastie regali. Ieri a Nazareth, oggi a
Stalettì. Dio ancora una volta si è rivelato in questa ragazza giovane ed umile
e ha fatto di lei la sua bandiera: ha scelto lei perché altri, tanti altri,
scelgano Lui.
Sono molteplici gli insegnamenti che Concetta
offre all’uomo di oggi. Ella dice che la vita è un dono e che il matrimonio è pazienza, ascolto,
condivisione, servizio e impegno: l’amore si realizza nella fedeltà ed è
dedizione generosa e piena della vita alla persona amata e alla famiglia. Le
passioni non possono avere il sopravvento sull’amore.
Chi ama realmente è disposto a donare fino
all’ultimo respiro la propria vita, compresa la morte. Concetta ha speso la
sua vita, amando e mettendo in conto anche la morte,
non come sacrifico, ma come grazia. Ed è questo il messaggio, soprattutto, per i giovani d’oggi.
“Amate, amate, amate, senza misura e senza
riserve; nella verità e nella libertà più autentica risiede il gusto ed il
segreto dell’amore che è vita in due; l’amore non è costrizione ma incontro di
sguardi; e allora amate senza imposizioni, senza violenza, senza scontri, senza
dominazioni, senza tradimenti; amate e
basta, perché Dio è amore”. Questo Concetta sembra volere pronunciare all’uomo
di oggi e la sua parola è stato il suo sangue versato.
La storia di Concetta è pure la storia di tante donne, giovani e belle, sfruttate, messe sul marciapiede, stuprate, dominate da uomini-padroni, accecati dall’ira funesta di passioni insane. A loro, ai familiari e a tutti noi Concetta, con la sua testimonianza di vita evangelicamente ispirata, dà la sua solidarietà, tende una mano e invita a non fasciarsi la testa, a non avere paura, a non vergognarsi della propria femminilità. Perché, purtroppo, ancora oggi nel terzo millennio essere donna è un diritto da conquistare giorno dopo giorno tra mille difficoltà ed incomprensioni. A tutti Concetta dice che la vita è bellissima quando è intessuta di amore, perché “Dio è amore e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv. 4,16).
La storia di Concetta è pure la storia di tante donne, giovani e belle, sfruttate, messe sul marciapiede, stuprate, dominate da uomini-padroni, accecati dall’ira funesta di passioni insane. A loro, ai familiari e a tutti noi Concetta, con la sua testimonianza di vita evangelicamente ispirata, dà la sua solidarietà, tende una mano e invita a non fasciarsi la testa, a non avere paura, a non vergognarsi della propria femminilità. Perché, purtroppo, ancora oggi nel terzo millennio essere donna è un diritto da conquistare giorno dopo giorno tra mille difficoltà ed incomprensioni. A tutti Concetta dice che la vita è bellissima quando è intessuta di amore, perché “Dio è amore e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv. 4,16).
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